Omeopatia sotto osservazione in Gran Bretagna. Un Comitato Scientifico ha concluso che l’omeopatia provoca lo stesso effetto di un Placebo e che quindi non dovrebbe ricevere finanziamenti pubblici.
Nel rapporto presentato al Parlamento Britannico si richiede non solo di sospendere i finanziamenti pubblici all’omeopatia, ma anche di studiare nuove norme che regolino l’etichettatura dei farmaci omeopatici per evitare equivoci e false aspettative nelle loro capacità terapeutiche.
Anche in Italia il dibattito è aperto. L’Istituto Superiore di Sanità ha calcolato che dal 2002 si sono verificati quattrocento casi di pazienti che, a seguito dell’assunzione di prodotti della medicina alternativa, hanno avuto disturbi, anche gravi, sono stati ricoverati e tre di essi sono deceduti.
Secondo quanto riferito dall’ISS nel 70% dei casi le medicine assunte erano estratti di piante medicinali, ma nel 34% dei casi sono state assunte insieme ad altri farmaci convenzionali e questa interazione sarebbe alla base dei disturbi conseguenti.
Problemi gastrointestinali, disturbi alla Cute, al fegato e al sistema nervoso: sono soprattutto questi gli effetti collaterali registrati nella gran parte dei casi che hanno spinto l’ISS ad avviare una campagna di informazione mirata a ricordare che anche i prodotti della medicina alternativa possono essere pericolosi, se assunti senza controllo medico e in dosi e modalità scorrette e che possono agire causando reazioni anche gravi, oltre che compromettere le capacità terapeutiche dei farmaci convenzionali che si stanno assumendo in concomitanza.
La necessità di informare e di ridurre al minimo dubbi ed equivoci nasce anche dal fatto che il mercato della medicina alternativa registra un trend in netta crescita.
Già una indagine dell’ISTAT, condotta nel 2005, rese noto che il 13,6% della popolazione intervistata dichiarava di aver usato metodi di medicina alternativa nei tre anni precedenti (il 7% aveva fatto ricorso all’omeopatia, il 6,4% si era sottoposto a sedute di osteopatia e chiropratica, il 3,7% aveva usato prodotti fitoterapici e l’1,8% l’agopuntura).
Il dato che può preoccupare, però, è quello relativo all’assunzione di farmaci omeopatici e convenzionali insieme: è un’abitudine per il 73,5% dei cittadini che usano la medicina alternativa. Più recente la fotografia scattata da Omeoimprese: nel 2009 il mercato dell’omeopatia ha fatto registrare un picco di +6% e nell’ultimo decennio il numero di pazienti che si affidano all’omeopatia è passato dal 10,6% al 18,5%.
L’associazione che raggruppa 18 aziende produttrici di medicinali omeopatici ha ricordato che dal 1997 in Italia è attivo un sistema di farmacovigilanza sui medicinali omeopatici e che in 13 anni non sono stati registrati EFFETTI COLLATERALI gravi legati al loro consumo: “occorre saper distinguere con molta attenzione i prodotti di origine naturale e i medicinali omeopatici, che per il loro metodo specifico di produzione contengono il principio attivo in quantità non tossiche e propedeutiche alla risoluzione della malattia", ha chiarito Fausto Panni, presidente di Omeoimprese.
Gli ha fatto eco anche l’Associazione Italiana di Omotossicologia, che raggruppa migliaia di medici che prescrivono sia medicine convenzionali che alternative. Il presidente dell’associazione Leonello Milani ha ricordato che i prodotti omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti e che naturalmente vanno assunti nelle dosi e modalità corrette, ma ha anche sottolineato come siano decine di migliaia le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci convenzionali che giungono ogni anno ai centri antiveleni e che fare allarmismi su prodotti che vengono usati da milioni di italiani può rivelarsi inutile e controproducente.
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