Si fa un gran parlare di cellule staminali, e può succedere di fare confusione. Si sentono chiamare così, infatti, le cellule che in Italia è vietato prelevare dagli embrioni, ma anche quelle a cui si ricorre quotidianamente nei reparti di ematologia, per curare le forme di cancro (le staminali sono al centro della ricerca medica).
E ancora, si parla di conservare le cellule staminali del cordone ombelicale, ma allo stesso tempo di colpirle per estirpare i tumori alla radice. Sotto il termine “staminali” si raccolgono tipi di cellule molto differenti tra loro, che presentano problematiche e offrono prospettive terapeutiche assai diverse. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, soprattutto su due aspetti: origine ed uso delle staminali.
Cellule staminali, che cosa sono
Si tratta di cellule primitive non specializzate, cellule giovani che non hanno ancora assunto la funzione e la conformazione definitiva all’interno dell’organismo. Le cellule staminali si contraddistinguono per due caratteristiche: la possibilità di autorigenerarsi (mediante la divisione cellulare) e la capacità di differenziarsi (distinzione che avviene in uno o più tipi di cellule con determinate funzioni). Nel complesso esistono due tipologie di staminali:
- cellule staminali embrionali: sono presenti esclusivamente nell’embrione nelle primissime fasi dello sviluppo e sono in grado di generare tutti i tipi cellulari di cui è composto il corpo;
- cellule staminali adulte: si trovano all’interno dei tessuti già maturi, dove fungono da fonte di ricambio cellulare (per esempio, la pelle va incontro a un costante rinnovamento delle sue cellule, che non sarebbe possibile se non avesse una “riserva” di staminali).
In merito al nome, occorre precisare che la parola “staminali” è stata utilizzata per la prima volta dallo scienziato russo Alexander Maximov nel 1906 per definire singole cellule che originavano una discendenza cellulare; risale agli anni Cinquanta, invece, la prima prova sperimentale della presenza di cellule staminali nell’uomo mentre per la scoperta delle cellule staminali embrionali, avvenuta grazie a Martin Evans e Matthew Kaufman, si è dovuto attendere fino al 1981.
Terapia con cellule staminali
La terapia con le cellule staminali viene utilizzata per la riparazione di un danno inerente un tessuto, un organo oppure una funzione specifica. Ad ogni modo, affinché si possa parlare di terapia, per prima cosa occorre che ci sia una dimostrazione in laboratorio in grado di attestare la funzionalità del trattamento, illustrando nel dettaglio le modalità. Nel momento in cui si ritiene il trattamento sicuro ed efficace a livello pre-clinico (dunque con tecniche in vitro e in vivo), occorre una validazione prima su un piccolo campione e, di seguito, su un numero più elevato di soggetti per verificare che la terapia sia tollerata. Solamente a questo punto può essere proposto il trattamento con cellule staminali come alternativa a quelle che sono le opzioni cliniche disponibili.
Le cellule staminali possono essere pericolose?
La risposta è affermativa, come riporta anche il sito dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro): “Si sente tanto parlare di cellule staminali come possibile cura di molte malattie. Nel cancro, però, il loro ruolo è molto diverso: alimentano la crescita del tumore, per cui potrebbero diventare in futuro bersaglio o strumento di nuove terapie”.
Esistono, infatti, le cellule staminali tumorali simili a quelle “normali” che, a causa dell’accumulo di mutazioni, agevolano la proliferazione di varie tipologie di tumore. Essendo staminali hanno vita più lunga e risultano particolarmente resistenti ai farmaci antitumorali. Sono, dunque, tra i primi target da colpire per annientare il tumore.